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lunedì, settembre 11, 2006

Scade il bando per l'Auditorium, la parola passa alla giuria


Lunedì, 11 Settembre 2006
ARCHITETTI IN GARA
(M.G.) Ci siamo. Scade oggi la data per l'invio a palazzo Moroni dei curricula da parte degli architetti che intendono partecipare al concorso per la costruzione dell'Auditorium, una sala da 1300 posti e un'altra da 350, nell'ex piazzale Boschetti. Costo previsto circa 40 milioni di euro. Intanto già si conoscono i nomi della Giuria che il 22 settembre alle 12.30 si ritroverà al Pedrocchi per conoscersi e alle 14.30 comincerà la valutazione in sala Bresciani Alvarez. Sarà un pool di esperti di fama a cominciare dal maestro Claudio Scimone, direttore dei Solisti Veneti. Accanto a lui il paesaggista parigino Michel Desvigne, il docente di architettura all'università di Lisbona Goncalo Byrne, il soprintendente per i Beni architettonici e il paesaggio del Veneto orientale Guglielmo Monti. E poi ancora l'architetto Massimiliano Fuksas, l'ingener Mauro Strada, l'architetto Gian Paolo Mar, la professoressa Giuliana Mazzi, l'architetto Enzo Siviero, Giampiero Battaglia, il maestro Carlo De Pirro, insieme all'architetto del Comune Luigi Favero e a Bruno Segato. «Questa giuria avrà il compito di individuare i dieci progettisti a cui sarà demandato il compito di effettuare la progettazione definitiva - dice l'assessore Luisa Boldrin - alla quale seguirà la fase esecutiva, quella dell'appalto integrato, nella quale si mette all'asta il progetto e l'impresa che se lo aggiudica precisa i prezzi e fa l'offerta». Insomma l'auditorium potrebbe essere pronto fra tre anni.

mercoledì, settembre 06, 2006

“Il progetto liste civiche più che mai attuale in Veneto”

COMUNICATO STAMPA

Interviene il Consigliere Regionale Marco Zabotti (lista civica Per il Veneto con Carraro)
“massimo carraro risorsa preziosa per la politica veneta”

“A Massimo Carraro il centro-sinistra della nostra regione deve innanzitutto rispetto e gratitudine per il servizio svolto in questi anni nelle istituzioni, dapprima al Parlamento Europeo e poi come Consigliere Regionale del Veneto.

A qualche “vip” della coalizione, infatti, nelle dichiarazioni rese in questi giorni a commento delle sue dimissioni dall’Assemblea Veneta, sembra sfuggire il senso e la portata dell’impegno realizzato da Massimo Carraro in particolare con la sua candidatura alla presidenza del Veneto alle regionali 2005, nelle quali l’imprenditore padovano raggiunse un traguardo di consensi molto significativo, 42 % in termini elettorali, il più alto registrato finora.

Sembra in verità esistere quasi una corsa a rimuovere questo dato, a chiudere in fretta una parentesi, ad evitare una riflessione approfondita sulla situazione della coalizione in Veneto e sulle difficoltà di una strategia politica complessiva, ragioni che hanno avuto un peso rilevante nella scelta finale di Carraro di lasciare Palazzo Ferro-Fini.

In questo contesto sottolineo come il collega Bettin abbia messo in luce – anche come fattore di espansione elettorale dell’Unione – un elemento che aveva segnato in maniera originale la coalizione “Uniti per Carraro” alle Regionali 2005, ossia la presenza di una lista civica direttamente collegata al candidato presidente, “Per il Veneto con Carraro”, capace di raccogliere sul campo un lusinghiero consenso (quasi 110.000 voti e 4,6%) e di garantire allora l’elezione di due consiglieri.

E se ricordiamo oggi l’articolazione ampia di quella coalizione, la capacità di coinvolgimento di realtà e soggetti esterni ai partiti, la fiducia, il coraggio e l’entusiasmo che segnarono l’impresa di Carraro, con una determinazione e voglia di vittoria lontane mille miglia dallo “sconfittismo” di vari altri momenti elettorali, è per sottolineare la necessità che Massimo Carraro sia considerato per il futuro una risorsa preziosa per la politica veneta, una personalità di riferimento capace di interloquire con i mondi vitali della società e dell’economia, delle amministrazioni locali e dell’associazionismo, ambiti che avevano risposto positivamente alla sua candidatura alla guida del governo del Veneto.

Quella sfida non si è conclusa, anzi rimane più che mai attuale.
E se ora Carraro rivendica giustamente la libertà di tornare a fare politica nella società civile per una nuova progettualità ispirata a valori e passione civile, la lista civica “Per il Veneto con Carraro” continuerà la sua presenza nell’istituzione regionale per testimoniare la fedeltà a quell’esperienza e per significare la validità e vitalità per l’oggi di quella scelta innovativa, attuata e difesa con coerenza ben oltre visioni e schemi politici spesso scontati e datati.

Di sicuro sarà consolidato il lavoro sin qui svolto dai civici veneti, anche in vista delle prossime scadenze elettorali amministrative: in questi quindici mesi, infatti, il gruppo regionale “Per il Veneto con Carraro” ha operato in stretta sintonia con la Rete Civica Veneta, che può contare su una vasta rete di amministratori locali e di persone di riferimento, su un coordinamento regionale e sull’attività di cinque associazioni provinciali costituitesi ufficialmente nell’ultimo anno a Vicenza, Venezia, Treviso, Padova e Verona.

Il progetto civico, dunque, continuerà in Veneto per rafforzare l’intuizione di Massimo Carraro, con l’impegno di poter contribuire al rinnovamento della politica valorizzando innanzitutto le persone e il territorio, con l’attenzione ai temi fondamentali della qualità della vita. A fianco dei partiti, certo, non in contrapposizione ad essi, offrendo e chiedendo al tempo stesso alla coalizione rispetto e dialogo, confronto e collaborazione, avendo trovato nel corpo vivo dell’elettorato della nostra regione la forza e la legittimazione del consenso per servire valori e programmi nell’interesse del Veneto”.

Marco Zabotti

Capogruppo lista civica “Per il Veneto con Carraro”

martedì, settembre 05, 2006

La denuncia. La Cisal punta il dito contro le spese del Settore: «Stanchi di questo spreco di denaro»

La denuncia.
La Cisal punta il dito contro le spese del Settore: «Stanchi di questo spreco di denaro» Ambiente, contributi e incarichi: «In due anni spesi 420mila euro».

La sindacalista Anna Bettella: «Soldi a Legambiente e all'associazione Yabasta»
EPOLIS di Marco De Rossi
Collaborazioni esterne, consulenze a professionisti, contributi ad associazioni. «In tutto oltre 420mila euro che il settore Ambiente del Comune ha speso in modo poco trasparente
e senza tenere conto delle professionalità presenti tra i 2mila dipendenti comunali» attacca Anna Bettella responsabile provinciale della Cisal servizi.

SETTORE PER SETTORE , il sindacato fa i conti in tasca alla macchina comunale. «Siamo stufi di questo spreco di denaro pubblico - affonda la Bettella - e andremo avanti con questa indagine. Anche perchè nel programma del sindaco Flavio Zanonato era scritto a chiare lettere che questo meccanismo di consulenze e incarichi esterni sarebbe cambiato. E invece sono aumentate e soprattutto non si capisce a cosa servano». Secondo il sindacato «invece di non garantire il turnover dei dipendenti e non fare nuove assunzioni - sottolinea - Palazzo Moroni dovrebbe tagliare gli sprechi e invece fa l'opposto».
Questa volta la Cisal fa le pulci al settore Ambiente, in tutto 22 dipendenti tra cui un dirigente, una “posizione organizzativa”, sei funzionari, 11 amministrativi, tre esecutivi e tre uscieri.
«Solo di stipendi è una struttura che pesa per 738mila euro all'anno sui bilanci del Comune - dice la Bettella - E in due anni e mezzo è riuscita ad assegnare consulenze ed elargire contributi per 476mila euro». Spulciando le determine firmate dai funzionari, sputano 114mila euro di contratti di collaborazione continuativa, altri 213mila euro di incarichi vari e 107mila euro di contributi ad associazioni. «Si tratta di documenti pubblici secondo la sentenza 1.370 del marzo 2006 del Consiglio di stato - spiega la Cisal - In realtà sono pochi ad aver accesso a questi incartamenti, mentre dovrebbero essere a disposizione dei cittadini. Tutti hanno il diritto di verificare come si spendono i soldi pubblici e i risultati delle iniziative finanziate ». E proprio questa è la principale contestazione. «Sulle determine non si spiega quali iniziative vengono finanziate dal settore Ambiente e secondo che criteri si sceglie un consulente piuttosto di un altro» attacca la Bettella. Così spuntano 5mila euro ad un avvocato per interpretare una norma sulle antenne dei telefonini. «Come se in Comune non ci fosse un settore avvocatura o qualcuno capace di capire una legge» commenta la sindacalista. L'esponente della Cisal punta il dito anche sugli 11mila 680 euro assegnati all'associazione Yabasta (vicina all'universo dei Disobbedienti) per un «progetto didattico per le scuole medie superiori nell'ambito di Agenda 21». E sui 40mila euro assegnati all'Apple per la «prevenzione e la lotta all'elettrosmog». «Vorrei capire cosa ci hanno fatto con quel finanziamento e lo stesso vale per i 40mila assegnati a Legambiente per “Puliamo il mondo” per attività di sensibilizzazione ambientale non meglio definite » attacca la Bettella. Tre le determine sputano anche 10mila euro sborsati dal settore per pagare una signora che catalogasse la biblioteca di Informambiente.
«Il decreto Bersani stabilisce le che amministrazioni assegnino incarichi e contratti “ad esperti di provata competenza e altamente qualificati” - dice la Bettella -Non mi sembra questo il caso. Così come per i 3.715 euro a un perito industriale esterno, visto che ce ne sono sette in Comune». La Cisal pone l'accento poi sul capitolo di bilancio in cui vengono inseriti alcuni dei contratti di collaborazione.
«Sono rubricati come “Altre spese per servizi”, invece di figurare come spese per il personale - attacca la Bettella - Quello è un calderone per non far figurare a bilancio le consulenze.
Nulla di illegale, ma è di sicuro un comportamento poco trasparente e inusuale». Secondo la Cisal non si capisce neppure «a cosa siano serviti i 40mila euro alla Fondazione Lanza per proseguire i lavori del forum di Agenda 21».■

lunedì, settembre 04, 2006

«Non si possono creare tanti ghetti quanti sono i quartieri»

Lunedì, 4 Settembre 2006
SUL MURO E LA SITUAZIONE DI VIA ANELLI, INTERVIENE UN RAPPRESENTANTE DEL PESCAROTTO, DOVE E’ SCATTATA LA ZTL ANTI PROSTITUZIONE E SPACCIO
«Non si possono creare tanti ghetti quanti sono i quartieri»
Riceviamo e pubblichiamo.
Mesi fa suggerimmo al Nostro Signor Sindaco di costruire un muro intorno al Pescarotto come soluzione ai problemi del Nostro Rione, non pensavamo certo che saremmo stati, con quella provocazione, ispirazione dell'Amministrazione nell'affrontare la questione di via Anelli. Certo, posta così, potrebbe sembrare la decisione di un'Amministrazione allo sbando, che rinuncia ad azioni concrete, ma siamo sicuri che una motivazione per quanto sta accadendo ci sia , anche se le giustificazioni finora addotte non sempre pajono esaustive. Vi immaginate una decisione simile presa da una maggioranza sostenuta da altri colori?
Peraltro, per quanto si vede scritto sui mezzi di informazione, l'idea di venire inglobati in una ZTL notturna agli abitanti delle vie oltre via Grassi non pare suscitare entusiasmo, leggo espressioni del tipo: non vogliamo fare la fine di quelli del Pescarotto, non vogliamo il divieto d'accesso al quartiere, non vogliamo essere imprigionati per colpa dei delinquenti.
Diranno che si tratta di voci di una minoranza, e qualcuno, poco gentile, come è già successo a me e ad altri malcapitati che hanno avuto l'ardire di mettere in dubbio l'utilità della ZTL notturna, insinuerà che si tratta di persone di malaffare, che fanno affari poco leciti. In ogni caso credo di poter dire che non siamo gli unici a ritenere sciocca, se non dannosa, la ZTL notturna, a ritenere che esistano soluzioni più efficaci e meno lesive della privacy e della libertà individuale per risolvere determinati problemi e, magari, ajutare la tanto citata e sbandierata integrazione.
Se si vuole l'integrazione in via Anelli una buona spinta potrebbe darla il togliere dalla strada gli spacciatori, non spostare la brava gente, ma spostare certe persone in luoghi adeguati, presso i quali recentemente è stato creato spazio (come le celle, per esempio), fare in modo che si possa passare per la via senza venire importunati o infastiditi.
Anzi, forse, sarebbe stato meglio non creare il ghetto, ma del senno di poi. Però, ora, si può imparare dagli errori del passato, e si può cercare di non sbagliare ancora, nello stesso modo. Tra l'altro è curioso che per spiegare le intenzioni della Nostra Amministrazione si usi il termine "spalmare" il fenomeno, termine che fa bene il pajo con "diluire" la prostituzione usato dal Comune nell'occasione dell'istituzione della ZTL al Pescarotto. Son termini che non fanno balzare alla mente l'immagine di una lotta, di una battaglia, anzi fanno pensare più a rassegnazione, al "mal comune mezzo gaudio": ognuno se ne prende un po' del "fenomeno" e nessuno se ne lamenti più.
Qui al Pescarotto sono mesi che si parla di riqualificazione, ma prima di qualsiasi cosa, se mai qualcos'altro verrà, ci han chiuso dentro, limitandoci nella libertà di ricevere visite, mentre gli spacciatori si muovono tranquilli, da soli o in gruppo, diffondendo insicurezza. Anche tra i sostenitori più accaniti della ZTL sembra serpeggiare un certo disorientamento; han chiuso il Pescarotto per salvarci e ora che chiudono via Anelli si trovano invasi dal malaffare (c'è pure chi si è accorto solo ora, meglio tardi che mai, che si spaccia nei giardini vicino via Tonzig) e non san più che altro fare, quella era la loro soluzione e ora? Le ronde armate? Proporranno di chiudere anche gli altri quartieri, dalla Fiera al Giotto. Poi tutta la Stanga, Mortise, il Portello. E poi? il coprifuoco in tutta la città?
Spero che l'Amministrazione non pensi davvero di istituire tanti "ghetti" quanti sono i rioni di Padova credendo poi di poter sbandierare un rinato ordine nella città. In mezzo a questo cancan ci sono anche fantasiose (ingenue?) soluzioni, articolate in diversi punti, certamente ispirate da nobili intenti e portate avanti in buona fede, che però disorientano, spostano l'attenzione su altri piani e di cui, per molte di queste, si può facilmente dubitare degli esiti. Bisogna smetterla con le pezze, è ora di affrontare con calma ma in modo incisivo una situazione che, in mia opinione, sta sfuggendo di mano.

Andrea Colonello

GIUSTIZIA, ECCO LE RAGIONI DELL’INDULTO

Mattino di Padova 04-08-06
Ho votato a favore dell’indulto con convinzione e sono intervenuto nel dibattito alla Camera. Credo che molte delle polemiche strumentali e demagogiche di questi giorni dipendano dalla scarsa conoscenza del provvedimento e mi pare, perciò, utile spiegarne le motivazioni in modo semplice e sintetico.
L’indulto non cancella il reato, riduce solo una parte della pena. Con l’indulto infatti si accorcia (al massimo di 3 anni) la permanenza in carcere dei condannati. L’indulto riduce il numero dei carcerati e migliora le condizioni delle carceri. I detenuti sono circa 60.000, mentre le carceri possono ospitare al massimo 43.000 persone. Oggi le prigioni sono luoghi disumani, dove molte persone, incarcerate per reati minori, entrano in contatto con la grande criminalità. Così non c’è prevenzione, né rieducazione; anzi, in carcere molti imparano a delinquere. L’indulto applica la Costituzione. La Costituzione deve essere applicata e difesa sempre, non solo quando conviene. L’articolo 27 dice che: «Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato». L’indulto non è un colpo di spugna. L’indulto si applica solo dopo la sentenza di condanna. I processi si svolgeranno, i reati verranno perseguiti, le responsabilità accertate.
L’indulto favorisce la sicurezza dei cittadini. Con l’indulto sarà possibile cambiare le carceri e renderle luoghi per la rieducazione e il recupero dei detenuti, che devono uscire dalla morsa della criminalità. La sicurezza dei cittadini può aumentare solo se diminuisce il numero di chi commette reati. Inoltre, in cambio dello sconto di pena, il beneficiario non deve commettere reati nei 5 anni successivi, altrimenti l’indulto è annullato. Dall’indulto sono esclusi i condannati per i reati più gravi: terrorismo, mafia, devastazione e saccheggio, appartenenza a banda armata, violenza sessuale, tratta di esseri umani, usura, produzione e spaccio di grandi quantitativi di sostanze stupefacenti, sequestro di persona, pedofilia, discriminazione razziale. L’indulto non riduce le pene accessorie, che sono le più efficaci per i reati finanziari e contro la Pubblica Amministrazione. In questi casi contano l’accertamento delle responsabilità, delle connessioni, dei complici. Per i reati economici, fiscali, finanziari e di corruzione le cose importanti sono il risarcimento del danno, la restituzione del maltolto e le pene accessorie. L’indulto non salva i corrotti. Infatti, contrariamente a quanto Italia dei Valori e altri dicono in modo strumentale, tra i detenuti in carcere non ci sono politici corrotti. E, dunque, l’indulto non riguarda questa categoria di reati. Il Codice Penale punisce questo tipo di reati con pene detentive molto basse e, pertanto, i condannati scontano quasi sempre solo pene accessorie (come l’interdizione dai pubblici uffici). L’indulto è un provvedimento molto usato, che era previsto anche nel programma del centrosinistra Dal 1946 ad oggi ci sono stati 20 provvedimenti di indulto e 24 di amnistia, sempre con la finalità (raggiunta) di decongestionare le carceri. L’ultimo indulto risale al 1990; dal 2003 il Parlamento ha provato più volte ad approvare l’indulto senza riuscirci. Per questo, tutto il centrosinistra ha inserito l’indulto nel suo programma. L’indulto è solo il primo provvedimento per migliorare la sicurezza dei cittadini L’indulto è uno dei primi provvedimenti in materia di giustizia e sicurezza. Nei prossimi mesi andranno in discussione il disegno di legge per fermare le modifiche all’ordinamento giudiziario varate dalla destra, i provvedimenti per annullare le leggi «ad personam» che hanno favorito gli amici di Berlusconi, la riforma del Codice Penale, della legge sulla droga e di quella sull’immigrazione. Le scelte del centrosinistra sono in controtendenza con quanto è accaduto nella precedente legislatura, come si vede anche con l’indulto. In particolare è fondamentale ricostruire un clima di rispetto e di ascolto nei confronti della Magistratura, alla quale devono essere garantite l’autonomia e l’indipendenza previste dalla Costituzione. Solo così sarà possibile aumentare la sicurezza e far funzionare meglio la giustizia.
Alessandro Naccarato deputato veneto dell’Ulivo

venerdì, settembre 01, 2006

Ricorso per il Gregotti

L’immobiliare Valli chide i danni al Tribunale Amministrativo Regionale
Ricorso per il Gregotti
Si sente penalizzata per la mancata realizzazione. Sarà il Tribunale amministrativo regionale a pronunciarsi sulla questione delle Torri Gregotti. Dopo il referendum che ha bocciato la realizzazione di tre grattacieli all'Arcella da parte dei privati, in cambio di un municipio circoscrizionale e di alcune abitazioni che sarebbero andate al Comune, la questione torna alla ribalta in virtù di un ricorso che l'Immobiliare Valli ha presentato appunto al Tar, sentendosi danneggiata per la mancata concretizzazione del progetto.
A ricostruire la storia è Luigi Mariani, assessore all'Urbanistica, il quale ha seguito la procedura fin dall'inizio. «I ricorrenti - ha spiegato - hanno chiesto quattro milioni e mezzo di danni, perché a loro avviso la revoca della realizzazione decisa dall'amministrazione dopo l'esito della consultazione referendaria, avrebbe causato loro un grosso danno economico. Noi per la verità non avevamo fatto promesse, ma con l'Immobiliare Valli avevamo avuto solamente dei colloqui interlocutori».
La realizzazione doveva rientrare nell'ambito dei Piru (Programma Integrato di Recupero Urbano) , cioè di quei progetti di riqualificazione urbana che danno la possibilità al Comune di stipulare degli accordi con i privati: questi ultimi possono costruire, dando in cambio però delle opere pubbliche, che in questo caso sarebbero stati degli appartamenti e una palazzina che avrebbe dovuto diventare una sorta di "municipio di quartiere" di circa sette mila metri cubi. Le torri erano previste nell'area antistante a quella già esistente, e sul terreno che si trova dall'altra parte di via Tiziano Aspetti. Il consiglio di quartiere aveva espresso parere favorevole sul progetto.
Sulla questione c'erano state poi alcune prese di posizione di carattere politico e anche una "frattura" nella maggioranza, perchè c'era chi si dichiarava favorevole alla costruzione, mentre altri avevano aspramente criticato l'ipotesi. Alla fine il sindaco Flavio Zanonato aveva deciso di rimettere ogni decisione alla volontà dei residenti. Il responso emerso dalle urne era stato inequivocabile, perché avevano stravinto coloro che non volevano nessun tipo di nuova costruzione. Pareva che la questione fosse definitivamente chiusa, visto che l'amministrazione aveva detto a chiare lettere che dell'argomento fra qualche anno si sarebbe occupata la nuova giunta. L'Immobiliare Valli, però, l'ha ora riaperta con questo ricorso presentato al Tar.
«Ha chiesto quattro milioni e mezzo di danni - ha concluso Mariani - ma non so bene sulla base di quali elementi. Il Comune, dal canto suo, ha incaricato l'avvocato Cesare Janna di tutelarlo».
Ni.Co.

Nuovo Ospedale per Padova

Nuovo Ospedale per Padova: basta dibattiti ferragostani, stare con i piedi per terra.
Ormai da un anno, sotto Ferragosto impazza la discussione sull'immaginifici destini della Sanità d'eccellenza padovana con il nuovo Ospedale.Buona parte del dibattito è incentrata se meglio a Padova Ovest, a Legnaro, alla Guizza, e così via dicendo…
La CGIL, ritiene che se partiamo da alcuni dati inconfutabili, come per la Fiera di Padova, evitiamo pericolose fughe dalla realtà. L'ospedale è una somma secolare di esperienze, saperi, competenze. I muri e il sito sono importanti ma sono secondari rispetto alla qualità delle risorse umane. Buona norma è quindi stimolare investimenti pubblici e privati su ricerca, formazione, innovazione che garantiscano nel tempo la qualità del servizio, tramite un'accentuata capacità di attrazione, e non sui mattoni degli edifici. Oggi Padova dispone di un buon servizio ospedaliero garantito da Azienda Ospedaliera, Sant'Antonio e rete della sanità privata. L'azienda Ospedaliera ha investito dal 1996, almeno 500 milioni di euro per l'ammodernamento e la ristrutturazione del complesso Regione/Università. L'Università ha scelto, da almeno 20 anni, il campus urbano diffuso in città e sulla base di questa decisione ha fatto gli investimenti utili alla didattica. Perché non considerare che le limitate risorse è meglio non sprecarle! Se, poi, i soldi dovessero saltare fuori da speculazioni immobiliari dell'attuale sito siamo assolutamente contrari!Il Piano di recupero dell'Azienda Ospedaliera di Padova è, in ogni caso ed ad ogni buon conto, da completare. Servono 400 milioni di euro spalmati su 10 anni. Se si decidesse di fare il nuovo ospedale servono 20 anni di tempo. Non è pensabile che la discussione voluta, da alcuni, sia il viatico per non fare più investimenti nel frattempo sull'attuale complesso. La qualità del servizio ospedaliero non si può permettere simili battute d'arresto.Continuiamo il dibattito sull'Ospedale nuovo del 2020, non scartando l'ipotesi di lasciarlo dov'è. Ma vorremmo richiamare tutti gli Amministratori, a partire dalla giunta Regionale, sull'inderogabile urgenza dei malati di essere rispettati come persone. Oggi ci sono servizi che hanno bisogno di decisioni e responsabilità pubbliche appropriate subito e non fra 20 anni. Si faccia un giro, per esempio, nel 3° servizio psichiatrico o nella pediatria e tutta l'area materno infantile: così ognuno avrà modo di toccare con mano le reali urgenze della sanità padovana tra spazi fatiscenti, angusti, insufficienti che ledono la dignità degli ricoverati e dei familiari e impediscono al personale di erogare servizi rispettosi della privacy dell'utenza.
Il Segretario Generale Ilario Simonaggio